Siamo una piccola cooperativa formata da otto soci (che sono i titolari) e 12 dipendenti tra part-time e intermittenti, che lavorano nell’ambito della progettazione e allestimento eventi.

Abbiamo deciso anni fa di condividere un sogno comune: quello di uscire ognuno dalla propria situazione lavorativa -chi legato dalla morsa della fabbrica, chi intermittente dello spettacolo, chi operaio specializzato, chi rifugiato politico con un futuro precario incerto- per realizzare una cooperazione vera, slegata dalle logiche padronali del mercato del lavoro.

Il nostro sogno era ed è la costruzione di un soggetto lavorativo in grado di operare nel settore dello spettacolo, che realizzi per noi e per i nostri dipendenti una prospettiva di vita degna e anche slegata dal marciume che nel mondo dello showbiz prospera con facilità.Questo settore è infatti caratterizzato dallo sfruttamento, dalla mancanza totale di protezione e tutela, dal nepotismo e dal nonnismo.

Noi volevamo e vogliamo lavorare in palco, dietro il palco, sotto il palco. Ma volevamo e vogliamo farlo nella libertà. Volevamo e vogliamo un soggetto lavorativo che rappresenti non solo la nostra maestranza ma anche il nostro sentire ed il nostro agire.

E l’abbiamo creato.
Un percorso chiaramente non facile: innumerevoli le occasioni di contrasto, discussione, anche di “autosfruttamento” per svolgere i nostri doveri al meglio.
Simili occasioni sono state e saranno all’ordine del giorno.
Abbiamo scelto in questi giorni di continuare a venire a lavorare nei nostri magazzini adottando tutte le misure sanitarie necessarie a tutelare la Salute Pubblica, valore collettivo che non può che far risuonare in noi le corde migliori del vivere comune.
La decisione di continuare a “lavorare” (o meglio: “presidiare i luoghi del lavoro”) nasce più da un desiderio di evasione dalle mura domestiche e di mantenimento dei legami sociali, che da una reale esigenza di produrre ricavi – come sta accadendo in molte fabbriche anche nei nostri territori.
Ci interessa tutelare più il nostro capitale sociale che quello economico\finanziario.
I sacrifici economici che abbiamo fatto e stiamo facendo sono enormi.Gli investimenti comuni sono ancora descritti nelle migliaia di euro di finanziamenti fatti, sobbarcandoci tutte le responsabilità delle scelte azzeccate e degli errori commessi, fatti di inesperienza o dettati da errori di valutazione.

Per fortuna, fino ad ora, sono state più le scelte azzeccate che quelle cannate di brutto!
Ed eccoci qua, oggi, non per autonarrarci o peggio per autocommiserarci, ma per essere da stimolo ad un dibattito che volenti o nolenti ci vede necessariamente coinvolti.
Allestiamo eventi, montiamo gazebo e tensotrutture varie, montiamo palchi modulari di grandi dimensioni, allestiamo audio video e luci per grandi eventi, convention, stand fieristici: non serve spiegare perchè, lavorando principalmente in Veneto e Lombardia, siamo a casa dal 23 febbraio.
Siamo anche noi tra le tante persone che subiscono questa situazione.
Sappiamo che, ancora una volta, al termine di questa crisi chi pagherà saranno gli individui che ora stanno vivendo una situazione di assoluta mancanza di prospettiva e tutela.
All’indomani del decreto Cura-italia, vorremmo provare a dire cose semplici che stimolino una riflessione.

Forse sono semplici solo per noi che viviamo il lavoro e la passione che ci mettiamo da sempre in maniera solidale cooperante e comunitaria.

Ribadiamo la necessità di un decreto che sappia affrontare seriamente il tema del reddito sganciato dal lavoro, che rimetta al centro la questione della vita e del reddito per chiunque. È evidente come questo nuovo decreto cura Italia non sia altro che un “decreto sospensivo”: prende tempo e fa prender tempo in attesa di una ripresa che non è all’orizzonte.
Prende tempo e allarga il bacino degli aventi diritto della cassa integrazione: prende tempo ma non abbastanza!

Come cooperativa vogliamo agire cercando di operare in una direzione che sappia salvaguardare la nostra storia, vita, le relazione umana e lavorativa tra soci, dipendenti e clienti:
1) Non vogliamo licenziare e non licenzieremo nessuno
2) Non siamo disposti a pagare gli interessi di una situazione che non abbiamo prodotto
3) Siamo una cooperativa fatta di esseri umani, solidali gli uni agli altri: ci sosterremo a vicenda, cercando di dar priorità a chi di noi ha delle necessità che non possono attendere i tempi delle manovre di governo. C’è chi ha le rate del mutuo, c’è chi ha appena fatto figli, e faremo di tutto perchè nessuno di noi si senta solo.
4) Aderiamo alla campagna “Reddito di quarantena” , invitando i nostri soci e dipendenti a sostenere la piattaforma di rivendicazione.