Ho trentadue anni, faccio il fisioterapista come libero professionista. Vivo a Torino e collaboro con due centri di riabilitazione privati con una convenzione con il pubblico.

Sono pagato ad ore.

Entrambi i centri per cui lavoro si sono subito adeguati alle linee guida del governo. In un primo momento, sono rimasti aperti mettendo a disposizione mezzi di prevenzione come mascherine e guanti.

Purtroppo, già questa misura ha manifestato le prime inadeguatezze sistemiche a confrontarsi con l’epidemia, dovute alle scarsità di mascherine: per quanto i centri si prodigassero a fornire tutto l’occorrente per la sicurezza, non riuscivano a fornircene un numero adeguato.

A seguito poi del decreto legge che ha dichiarato tutta Italia zona rossa, le attività dei centri sono state prontamente sospese, giusto il tempo di capire se la fisioterapia rientrasse tra le attività fondamentali.

I centri hanno deciso di chiudere almeno fino al 30 marzo, ma potrebbero rimanere inattivi, e io a casa, ben più a lungo.

Sono d’accordo con la chiusura, ma da un punto di vista economico, il danno per me è notevole. L’unico guadagno che dovrei percepire in questo periodo dovrebbe essere il bonus di 600 euro una tantum previsto dal governo per i lavoratori autonomi.

D’altra parte, non è ancora chiaro se esso riguardi la mia categoria, in quanto esclude tutti i mestieri che prevedono l’iscrizione ad un albo. La fisioterapia da un paio di anni rientra nell’albo che raccoglie le varie figure sanitarie.

Non ho ancora alcuna sicurezza: potrei non ricevere niente, rimanere a casa senza stipendio per un tempo indefinito. L’unica sicurezza che ho è che se anche dovessi ricevere il bonus, la cifra non coprirebbe il guadagno che avrei tratto dal lavoro svolto.

Per ora sono in isolamento da diversi giorni. Nonostante le difficoltà e la mancanza di sostegno economico, vedo il tempo che questa situazione ha liberato dalle necessità quotidiane come una possibilità: mi sono organizzato per svolgere attività che avevo praticamente smesso di fare a causa dei troppi impegni.

Ho iniziato un corso di inglese, sono tornato a studiare materie inerenti alla mia formazione e svolgere attività fisica. Tutte cose che il mio lavoro, che pure amo, mi impediva di fare con costanza da tempo.